Nelle sabbie mobili

Mi mancava solo questo. Provare la “splendida” sensazione delle sabbie mobili!
Si proprio quelle dei film dove l’attore viene inghiottito dalla terra. Non con lo stereotipo delle sabbie mobili dei film, però, il deserto la sabbia rossa ed il buco della sabbia mobile ma, bensì quello di una spiaggia marina africana.
Mi trovavo sulla riva del mare di Luanda in un punto che chiamiamo l’imbarcadero, di fronte alla penisola di Mossulo pronto, appunto, ad imbarcarmi sulla nostra barchetta quando cercando il punto giusto per l’approdo della barca, con il frigo portatile in una mano, e lo zaino con l’asciugamano e le mie cose sulle spalle, sotto i piedi non ho più sentito la sabbia che cede di quel poco che è tipico delle rive del mare ma una sorta di buco dove l’acqua non era acqua e la terra non era terra. Mi sono sentito sprofondare sotto i piedi come quando si cade in un trabocchetto in un castello, quel misto di sorpresa ed interdizione con quella specie di “preoccupazione” che ti monta dentro fino a diventare paura. L’amico che stava con me ha iniziato a urlarmi: “esci di lì Francesco” ed io, di rimando, avrei voluto dirgli: “ma chi ci voleva entrare”. Mi sono trovato immerso nel fango fino alla pancia nel giro di qualche secondo e poi ho iniziato a sentirmi tirare giù sempre di più. Quando il mio amico ha iniziato a connettere il fatto che io non è che ci fossi entrato per divertimento, in quelle sabbie mobili, e stava iniziando a pensare come fare qualche cosa di concreto per tirarmi fuori, mi sono accorto che non ero proprio al centro di questa sorta di fossa e che la sabbia giusto vicino a me era abbastanza consistente. Allora mi sono appoggiato sulla sabbia dura e sono riuscito a tirarmi fuori da solo, come quando esci da una piscina senza usare la scaletta ma appoggiandoti al bordo e con qualche cosa che ti avvolge che non è acqua e proprio non vorrebbe saperne di lasciarti andare. Il movimento è stato proprio quello, mi sono messo in ginocchio sul bordo e poi mi sono alzato in piedi. Ho guardato quella fanghiglia immonda che mi voleva inghiottire mentre diventava nuovamente un pezzo di spiaggia e m’è venuto naturale e liberatorio mostrarle dove mio nonno portava l’ombrello.
Allontanandomi, un angolano, mi ha detto: “non devi passare da lì! E’ una zona pericolosa!”. Avrei voluto dirgli che potevano metterci un cartello ma mi sono astenuto, ho pensato alle bidonville senza luce ed acqua e mi sono detto: “e tu a questi vorresti far mettere un cartello?”.
Comunque è stato bello. Quanti dei miei 749 amici hanno mai vissuto quest’esperienza? Io si, tiè! E come dice il saggio: “un esperienza è sempre positiva, che sia bella o che sia brutta, semplicemente perché è un esperienza”.

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