La mia famiglia

La famiglia Capone ai 50 anni del papà

La mia famiglia. La foto che vedete è sul desktop del mio PC, ed amo guardarla e riguardarla. Mi sono interrogato spesso, in questi ultimi tempi, perché avevo tanta voglia di scrivere e tanta voglia di comunicare. E la risposta è nata spontanea nel momento in cui mi sono reso conto che il perché era legato dalla struggente voglia di restare in contatto, di non perdere il legame, di far sentire la mia voce a chi è molto lontano da me. Non è la prima volta che manco da casa ma la situazione è molto differente. Sono andato in missione quando ancora ero un Carabiniere ma non era la stessa cosa, sapevo che la lontananza era solo momentanea, che entro sei mesi, un anno sarei comunque tornato, addirittura la cosa mi infastidiva, avrei voluto prolungare all’infinito la mia missione ma, all’epoca, non mi rendevo conto che la mia voglia di stare fuori era tanto grande solo perché ero al contempo sicuro di dover tornare. Oggi ho cambiato lavoro, oggi faccio un lavoro bellissimo ed interessante, sto facendo delle esperienze assolutamente uniche e meravigliose, finalmente ho visto l’altra metà del cielo (anche se non riesco mai ad apprezzarne la differenza), ma sento la mancanza dilaniante della mia famiglia. E la sento ancora di più quando penso che davanti a me ho ancora tanti anni da passare lontano da casa e che devo sperare che tutto questo continui veramente all’infinito.

Li vorrei vicini i miei figli, vorrei vicina mia moglie. Mi mancano, mi mancano da morire, mi manca il percorrere la strada che mi porta alla Scuola dell’Opera per andare a prendere Giorgio, mi manca l’andare a Viale Somalia per andare a prendere Federico che esce dalla Palestra, accompagnarlo alle gare di Kendo e prendere un birra con lui, mi manca Gianluigi con la sua voglia di sapere, mi manca di andare alle sue gare di Pentathlon (in verità e colpevolmente non ne ho viste poi molte), mi mancano i panini a Piazza Risorgimento, le passeggiate con Chiccò, con Vincenzo, e con tutte le altre persone che popolano il mio mondo. E poi mi manca Antonella, mia moglie, mi manca anche il suo carattere per niente facile, ma è cresciuta con me, è lei che mi ha accompagnato nei momenti peggiori della mia vita ed è di lei che non so fare a meno.

Loro sono il mio vero microcosmo, loro sono veramente quella cosa della quale mi riesce sempre più difficile fare a meno.

Quando sono partito ero felice, l’avventura, la nuova esperienza, un po’ tutto mi rendeva felice. Poi mi ha preso lo sgomento, ho pensato che fra due anni sarei andato chissà dove e che ero obbligato a sperare di continuare questa vita nomade e solitaria se volevo rendere più facile la nostra vita.

Non che non mi piaccia questa vita. Mi piace vedere mondi, culture e persone nuove ma mi manca, la mia famiglia mi manca da morire.

Ho tre figli meravigliosi.

Ognuno a suo modo sa essere unico e irripetibile.

Ho una moglie che è una colonna. Senza di lei tutto potrebbe crollare.

E mi mancano, non smetterò mai di dirlo, mi mancano da morire.

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