Cortile Piccolo. Il progredire delle stagioni era scandito dallo spicchio di sole che man mano cresceva avvicinandosi la primavera e poi l’estate. E nell’inverno l’essere Anziani significava potersi godere il tepore del sole invernale allo zenith. Nei rari momenti di inattività: l’attesa dell’adunata per il pranzo, l’immediato dopo pranzo chi poteva, chi era più anziano poteva far finta di prendere il sole mentre il più giovane stava all’ombra. Sono trascorsi quasi 40 anni da quando ho fatto questa foto ero un ragazzino pieno di sogni e di speranze con l’impazienza di crescere, ora ho 54 anni e penso cosa avrei potuto fare di più per godermi quei momenti di adolescenza e ne ho una nostalgia struggente. Chi ha pubblicato questa foto, per la prima volta, 3 anni fa su facebook, ora non c’è più anche se preferisco dire che “è andato avanti”, si chiama (si perché non mi piace usare il verbo al passato) Luca Santaniello ed era un caro amico. Secondo me sta in quell’angolo del cortile piccolo dove il sole c’è sempre, anche a gennaio.
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Sono le storie e le esperienze dei 35 anni vissuti con la divisa
Un flash sulla missione Arcobaleno
Era il 1999, ero Maggiore dei Carabinieri, ero in Albania. Un popolo in fuga, il kosovaro, si ammassava ai confini marittimi del nostro Paese ed il Governo decise d’intervenire. Fu così che il primo governo guidato da un ex comunista, Massimo D’Alema, bombardò la Serbia e mandò la Protezione Civile a fare accoglienza dei kosovari in Albania per evitare che prendessero i barconi e venissero poi in Italia. La brava Protezione Civile fece il suo mestiere, trattò i kosovari come avrebbe trattato i nostri terremotati, l’Italia mandò tanti di quegli aiuti ai kosovari che avrebbero mangiato e vestito 2 Kosovo e non uno e, a fare sicurezza per la Protezione Civile c’ero anch’io con il Contingente dell’Arma mandato lì a proteggere kosovari e volontari italiani. Un’esperienza entusiasmante, quando ero ai campi profughi allestiti ai confini tra Albania e Kosovo ho visto i Pershing ed i Cruise americani solcare i cieli in direzione degli obiettivi serbi. La notte sembravano stelle comete con la coda rossa, ho vissuto l’esperienza di essere bombardato dagli aerei americani (qualche bomba andò fuori bersaglio sul confine) ed ho sentito l’alito rovente dell’esplosione investirmi come fosse un’improvvisa folata di vento, ho visto bambini con la schiena bucata da colpi di fucile sparati per odi antichi e mai sopiti verso gente che fino al giorno prima ti viveva accanto sopportare le medicazioni senza un gemito, ho visto il terrore sciogliersi e negli occhi e nei tratti dei visi quando la gente passava il confine con l’Albania ed ho visto un popolo meraviglioso, quello italiano, fatto da centinaia di volontari che si davano da fare per i profughi. Non potete capire come ci si sente fieri dell’appartenenza ad un popolo quando sei costretto a non fare entrare gente nel campo italiano perché pieno come un uovo con quelli che ti dicono: “no nel tedesco piuttosto che l’inglese non ci voglio andare!” oppure vedere la gente del Campo Kukes 2 piangere quando lo lasciammo per cederlo alla CARE International che lavorava per conto UNHCR. Tornammo dopo un po’ di tempo a trovare qualche kosovaro amico. Lo trovammo che lo nutrivano a scatolette di tonno (non troppe, per carità) e rimpiangeva i nostri volontari. Le uniche cose storte? Una Italianissima Capo dell’UNHCR che ci criticò perché “viziavamo” i profughi, che li trattavamo troppo bene e mettevamo in difficoltà l’ONU che non riusciva a dar loro gli stessi standard e un italianissimo PM di Bari che diede una mazzata tremenda al Governo D’Alema con un’indagine sulla Missione Arcobaleno (era questo il nome della missione) che si risolse quasi in un nulla, che fu cavalcata dall’opposizione strumentalmente e fu utile soltanto per infangare ingiustamente il lavoro fatto da tanta brava gente. Bei ricordi però, le esperienze che vissi all’epoca furono comunque stupende, nonostante le cose storte. Bei tempi…proprio bei tempi.