“Per non farci travolgere” così spiegò l’arcano motivo per il quale aveva scelto di confidare a due amiche che frequentava da poco tempo le sue più compromettenti confidenze piuttosto che alle sue amiche di trentennale conoscenza. La rivelazione lasciò interdetto il compagno che non riusciva a capire quali legami potessero essere fulmineamente nati tra la compagna e le sue nuove amiche, tanto forti da surclassare quelli nati trent’anni addietro e approfonditisi nel tempo. Cercò in tutte le maniere di esplorare la mente della donna, si ripetè a mente, a mò di mantra, le parole che aveva sentito e si chiese a più riprese se fosse un trattamento più offensivo quello riservato alle vecchie amiche, indegne di ricevere scomode confidenze o quello riservato alle nuove, usate come un vomitatoio di altrimenti inconfessabili pensieri.
Una scelta diversa in ambito amicale è plausibile, ma il mantenere in contemporanea due cerchie, come direbbero in Google, non in contatto tra loro, di persone di estrazione, di educazione e di esperienze diverse era come crearsi due mondi saltellando tra di loro alla bisogna. Due universi paralleli per poter avere due vite parallele. Una cerchia degli amici di sempre nella quale vivere la vita ufficiale da brava moglie e madre, una cerchia delle amiche più recenti nella quale vivere una vita trasgressiva e clandestina. E dei due universi, una sola poteva definirsi la stella principale. Lei era la cassaforte delle confidenze più delicate e particolari. Era l’amica perfetta. Sempre prodiga di complimenti, ai limiti dell’adulazione, le portava l’autostima alle stelle. Per l’amica lei era la più bella, quella per la quale il tempo non passava mai, era la più brava sul lavoro, la più bistrattata dalle colleghe incompetenti, la più eroica nel sopportare le soverchierie del compagno del quale parlava senza conoscerlo se non per le descrizioni e le indiscrezioni ricevute da lei. Un’amica perfetta alla quale faceva da corollario l’altra. Spregiudicata, indipendente, elegante, senza troppi scrupoli, disincantata, aveva il compito di incoraggiarla a trasgredire, a godersi la vita perché, si sa, gli uomini sono tutti traditori, egoisti, falsi ed egocentrici e si meritano tutti i mali. E così questo “cerchio magico” soddisfava tutti i desideri di attenzione e di considerazione che lei si aspettava dalla vita e riteneva di non aver ricevuto.
E le amiche dell’altro cerchio? Perché dopo tanti anni dovevano restare fuori dalle confidenze più delicate di lei? Probabilmente era molto importante l’aspetto formale, quello era il palcoscenico della “vita ufficiale”, non potevano essere coinvolte nelle polemiche di coppia. Come avrebbero potuto ben accogliere il compagno se avessero saputo delle cattiverie delle quali lei riteneva di essere vittima? E poi c’era un problema oggettivo: loro lo conoscevano da sempre e sarebbe stato difficile essere convincenti sulle sue presunte nefandezze.
E così si spiegò l’arcano. La conservazione della “facciata”, la difficoltà di fornire una raffigurazione dei comportamenti del compagno tale da ingenerare la quantità e la qualità di disprezzo verso di lui che lei aveva bisogno di condividere, non le consentivano quella condivisione e così si formò quella strana idea del “…per non travolgere tutto…”. Era nata la migliore scusa per ammantare con qualcosa di nobile un banale bisogno di trasgressione.
Io non ho mai avuto diverse cerchie di amicizie. Ho i miei amici, e con i più cari di essi mi scambio ogni genere di confidenza. E l’amico caro conosce la mia famiglia ed il mio mondo e mi modera, se io esagero, esalta la mia compagna, se io la disprezzo, perché il mio amico mi vuole bene e vuole bene anche alla mia compagna.
Avere più cerchie è pericoloso la seconda non ti travolge ma ti allontana, fino a farti perdere.