Vi è mai capitato di chiedervi: “io perché sono proprio io?” perché vedo la vita scorrermi davanti come se fosse un film, perché vedo gli altri come coprotagonisti di questa commedia, o di questo dramma o di questo film d’azione a seconda delle circostanze? Vi è mai capitato di chiedervi cosa c’era prima di voi e cosa ci sarà dopo di voi? Chi sarà il protagonista del prossimo film o quello del film passato? Vi è mai capitato di ritenere impossibile che prima di voi e dopo di voi nessuno interpreti questo film che è la vita? C’è mai stata, in voi, la sensazione di essere particolarmente colpiti da una cosa che vedete o che leggete? Di avvertire una particolare sensazione al verificarsi di un evento? Ad esempio io provo un’angoscia particolare quando vedo o sento parlare di una esecuzione capitale. Il respiro diventa affannoso, sento scariche di adrenalina che mi scuotono il corpo, se è sera mi prendono gli incubi, quasi che mi immedesimassi nel malcapitato che sta per essere ucciso. Chissà che in uno dei film passati non interpretassi quella parte.
Per me è un pensiero fisso, una fissazione, forse sarà solo un modo per respingere il termine “fine della vita”, una consolatoria via d’uscita dalla istintiva paura del nulla, di quello che ci sarà dopo che chiudiamo gli occhi per non riaprirli più. Quando più forte il pensiero va a queste cose mi sento tanto solo perché tutto il resto mi sembra una grande commedia che, come in tutte le commedie, è falsa, è recitata. C’è chi recita la parte del Santo, chi quella del peccatore, chi recita la parte del giudice implacabile e chi quella dell’imputato innocente condannato per sbaglio, in uno scorrere del tempo immutabile ed indifferente alle emozioni, ai drammi ed alle traversie degli attori.
Questo essere solo in mezzo a tanti ti fa apprezzare le cose dall’esterno, te le spersonalizza e ti rende più asettico nel vedere le cose della vita, proprio come se fossi al cinema. Ma questa solitudine non riesce a spersonalizzare il film della tua vita. Quando si tratta della tua di vita tutti gli eventi sembrano amplificati, sembrano congiunturalmente organizzati per capitarti. Ed allora che sia una cosa bella od una cosa brutta viene naturale chiedersi: perché proprio a me?
Ma se la gioia affoga gli interrogativi che ti poni quando ti accade una cosa bella, l’angoscia e la tristezza prendono il sopravvento quando attraversi un periodo negativo. Ed allora, in quei momenti, ti chiedi perché non riesci a vedere le cose in modo “asettico”. Cavolo, ti dici, almeno non starei qui a soffrire come un vitello scannato. Ti senti in un tunnel senza fine, non vedi la luce, ti senti prigioniero degli eventi negativi che si sommano fino a sommergerti e poi, paradossalmente, ti senti ancora più solo, sommerso dal tuo dolore, più solo di quando la cosa non ti riguarda e vedi la vita davanti a te scorrere come quando sei al cinema.
E allora pensi che la solitudine e l’oblio siano la stessa cosa, essere soli e dimenticare, essere dimenticati o essere soli in un mondo parallelo è la stessa cosa, speri che l’oblio ti ricopra e ricoprendo te ricopra anche tutto il male che ti circonda e si diverte a bersagliarti. Il dolce oblio che interrompe quel film che stai vivendo che non è affatto bello e che chissà, forse, sarà meglio la prossima volta che lo proiettano.