Come se fosse l’ultima.

La strinse in un forte abbraccio cercando un bacio che proprio non voleva venire. Venne, controvoglia, condito da una battuta: “E dai su, vai via solo per quattro giorni”.

Era la verità, ma lui ci rimase male. A parte la usuale freddezza di lei, lo colpì quella frase. “E che ne sai” pensò “se torno o non torno?”. Tutti i giorni, aprendo i giornali, leggiamo di incidenti mortali, di fatali casualità. Quante volte, persone a noi care, sono scomparse d’improvviso colte da un malore inaspettato in luoghi dove mai avresti immaginato potessero trovarsi per affrontare quel momento. La nostra vita è uno slalom tra malattie e casuali avvenimenti che quando accadono ci lasciano sconcertati e dolorosamente sorpresi. Nulla è sicuro e vivere è una meravigliosa avventura ma, come tutte le avventure, riserva sorprese, a volte piacevoli, a volte affatto.

Cosa si nasconde dietro quel “tanto torni tra 4 giorni”? E qui torniamo sul tema principale di queste ultime riflessioni: i sentimenti. Cosa senti quando sbrigativamente liquidi colui che va con una frase del genere? Cosa costa un abbraccio in più, un bacio più caloroso, un sorriso di accompagnamento ad un distacco che, in quanto tale, fosse pure per una sola ora, è comunque un distacco? La maggior parte delle volte è indifferenza, abitudine alla persona, è il fare un gesto non perché lo si sente ma perché lo si deve fare. Un gesto senz’anima e senza quel pathos che caratterizza quel nostro particolare stato che usiamo chiamare amore. Una volta ho scritto che la vita è più bella se riusciamo a vederla sempre con gli occhi di un bambino, se siamo capaci di rimanere a bocca aperta davanti ad uno spettacolo della natura, di sorprenderci per cose che la nostra età dovrebbe portarci a considerare normali. Alla stessa maniera la vita sarebbe immensamente più bella e gradevole se riuscissimo ad amare con la stessa intensità ed entusiasmo dei primi giorni del nostro amore, quando l’altro è l’elemento indispensabile alla nostra vita e pensiamo che senza di esso non ci possa neanche essere una vera vita.

Potremmo conoscere la bellezza dell’attesa, l’attesa che è sempre una sorpresa, l’attesa di un incontro che placa il nostro bisogno di quella persona, l’attesa che aiuta a sopportare l’assenza perché porta con sé i sogni legati al futuro incontro, l’attesa che uccide la monotonia di un giorno da soli, l’attesa che spinge alla ricerca. Potremmo capire che l’intensità dell’abbraccio, nel momento del nuovo incontro, è mille volte più forte ed appagante, perché esprime il piacere di stringere a sé una persona con la quale ci si vuole sentire uniti, veramente uniti.

Non ricordo dove l’ho letto, o se qualcuno in qualche momento me lo ha detto, potrebbero essere parole mie ma sono talmente belle che non mi ritengo capace di poterle avere pensate: “saluta chi ami, quando parte, come se fosse l’ultima volta che lo vedi e saluta chi ami, quando arriva, come se fosse sopravvissuto ad un’apocalisse”. La vita è caduca ed effimera, siamo tutti, per nostra natura, condannati a sparire da questo pianeta. Viviamo allora ogni giorno con gioia e riempiamolo del piacere che si può trarre dal vivere la vita con sentimento. Tutto il resto, tutte le mille traversie legate al lavoro, al denaro ed a tutto il resto ci sembreranno molto più facili da sopportare perché avremo l’animo satollo di quelle sensazioni che sono il suo nutrimento.

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