Dovere e piacere

Prima il dovere e poi il piacere! Recitava un proverbio che si usava molto nell’educazione dei bambini quando anche io lo ero. Oggi non so se è così utilizzato ma penso che in questa società così votata ai diritti piuttosto che hai doveri lo sia un po’ meno. Tuttavia non intendo, stasera, parlare dei diritti e dei doveri ma del dovere e del piacere nel mondo dei sentimenti, che tanto mi appassiona negli ultimi tempi.

Il “dovere coniugale”, i “doveri familiari”, i “doveri filiali” e tutti quei doveri che hanno a che fare con i sentimenti. Tuo fratello è antipatico? Non fa nulla, il pranzo della domenica non te lo toglie nessuno. Tuo padre è un disgraziato che non ti ama? Non fa nulla, gli devi affetto e rispetto comunque. Tuo marito ti fa schifo (o tua moglie)? Poco importa, ci devi andare a letto lo stesso.

Il dovere ti cala dall’alto come una cappa, ti ammanetta, ti obbliga, ti opprime. E guai a parlare, mettere in dubbio, protestare. Sei un reprobo, un delinquente, un pericoloso disfattista dei valori fondanti la società. E così vai a pranzo con tuo fratello anche se non lo sopporti, dici hai ragione papà anche se non lo stimi, vai a letto con qualcuno anche se ne faresti volentieri a meno. 

Io, questo genere di doveri, se dovessi essere io colui per il quale un altro deve fare qualcosa, li rifiuto. Mi sforzo ogni giorno perché il dovere diventi piacere. Perché il piacere non ti cala dall’alto, ti viene da dentro, perché il piacere è sempre sincero, vero, palpabile. Il piacere lo avverti nel corso di una telefonata, lo palpi nella sua durata, lo senti nel numero delle telefonate. La voglia di sentirsi, di parlarsi, di stare vicini a dispetto delle distanze. Il piacere lo senti dalla gioia di occhi felici che ti aspettano, dal l’intensità di un abbraccio, dalla passione di un bacio. Il piacere è dare e ricevere attenzione, considerazione, comprensione.

Quando una cosa ti viene da dentro è sempre più vera, è sempre più bella. Ho applicato questo principio delle cose che ti vengono da dentro e non ti calano dall’alto anche nel mio lavoro. Ho sempre diretto qualcosa sin da quando avevo 23 anni ed il mio obiettivo principale era che le persone facessero le cose perché ci credevano e condividevano o che almeno credessero e si fidassero di me e del fatto che era necessario fare un qualcosa anche quando ero costretto a dare una disposizione poco condivisibile per i più.

Spero che la vita mi risparmi il dolore di sapere che qualcuno ha fatto, ha sentito, qualcosa per me solo per dovere. È meglio una onesta lontananza di una ipocrita vicinanza.

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