Capire e comprendere non è la stessa cosa. Le persone possono capirsi ma non comprendersi. La differenza è sempre lì: cosa ci metti dentro. Se la cosa che fai o che dici è fatta con sentimento o meno. Stai parlando in ufficio e ti spiegano il lavoro che devi fare. Lo capisci e lo fai. Stai con la persona che ami, le chiedi un abbraccio e la baci dolcemente sulla fronte. Lei ti guarda e ti dice: “non ho bisogno di essere consolata”. Non ti ha compreso, non ha compreso che in quel momento non volevi consolare proprio nessuno, ma eri tu a cercare consolazione. Perché? Perché in quel momento quella persona che riceve l’abbraccio non ha alcun sentimento per chi dona l’abbraccio, in quel momento quella persona “capisce” quello che normalmente si capisce, si abbraccia chi si vuol consolare, chi si vuol sostenere, l’abbraccio te lo da o te lo chiede chi ti vuole sostenere. Per “comprendere” quell’abbraccio lo devi “sentire”, devi avvertire il bisogno dell’altro di essere abbracciato e donargli la consolazione che lui cerca. Se vivi un abbraccio come una convenzione, come un obbligo sociale, un gesto di cortesia non potrai mai “comprendere” cosa c’è dall’altro lato. Notate la bellezza della parola e della lingua: comprendere, contenere in sé, racchiudere, abbracciare, intendersi vicendevolmente. Chi non ama non comprende, magari capisce ma non comprende, chi odia non comprende, esclude non include. Cerchiamo di comprendere le persone, allora e non solo di capirle, cerchiamo di vedere sempre quello che c’è dietro un gesto od una parola interpretando con amore il loro significato.