L’Amore che si evolve

Ecco signori e signore, nella galleria delle ipocrisie delle coppie abbiamo un nuovo protagonista: L’Amore evoluto.

Per amore “evoluto” s’intende un affetto asettico, senza smancerie, senza pulsioni, fondato sulla reciproca assistenza e sulla tutela della formale integrità familiare, specialmente se sono presenti dei figli. La moglie che ama in maniera “evoluta” non gradisce carezze e smancerie, è una donna indipendente che ha una sua vita, degli hobby, che si dedica al volontariato ma, nel contempo, si sente sola a trascinare il fardello delle incombenze familiari. La moglie evoluta e di classe è capace di organizzare cene stupende e sa stare in società. In mancanza di questi due ultimi pregi la donna che tenta di amare in maniera “evoluta” corre seri rischi di non essere considerata “evoluta” sufficientemente e passibile di tradimenti reiterati.

Il marito “evoluto” non desidera la moglie, si fa i fatti suoi, partecipa alle cene organizzate magistralmente dalla consorte, verso la quale nutre una sconfinata ammirazione per le sue capacità culinarie e sociali. Il marito evoluto è sempre pronto ad ascoltare le necessità della moglie e se non le conosce ad indovinarle in maniera tale da garantirle serenità e stabilità.

E la condivisione di problemi e perplessità? No, quella si fa con gli amici. E la serata a parlare delle condizioni meteo del giorno dopo od a spettegolare sulle ultime novità delle coppie amiche? Perdite di tempo..

L’amore evoluto non vuole queste cose. E l’affetto, la voglia di abbracciarsi, di baciarsi, di stare insieme? Cose da ventenni!

Cose da ventenni. Si perché la dolcezza, la carezza, lo stare insieme per stare insieme, il parlare per parlare sono cose da amore primordiale non da amore evoluto. Dopo un po’ di tempo, e dai, dobbiamo pensare alle cose serie.

Io non sono uno statistico e non preparo domande per fare i sondaggi, non ho “campioni significativi” ma posso dire che il 100% delle persone che per varie ragioni sono venute a contatto con me hanno reagito a questo “amore evoluto” andandosi a cercare altrove quello che in famiglia non riuscivano ad ottenere. Va da sé che il partner non deve sapere nulla delle storie parallele dell’altro, ma non perché si vada ad offendere un sentimento ed una relazione ma perché fa scandalo. E gli amici, la gente, cosa dirà mai di noi?

In realtà gli amanti evoluti sono dei sarcofaghi contenenti le spoglie di quello che un tempo, forse, era amore.Sono incapaci di cercare insieme al partner la felicità ma posseduti solo da risentimenti sedimentati negli anni dopo una vita d’incomprensioni, non c’è dubbio, a volte anche gravi.

Si sta insieme per convenzione e per abitudine e la felicità la si cerca…altrove.

A me questo amore evoluto non piace affatto. Preferisco uno stupendo amore primitivo incapace di evolversi e sempre giovane incapace di ipocrisie.

La rimozione

Quando sei normale rimuovo.

Cosa significa essere normali? Cosa significa rimuovere?

Lo chiedi e ti risponde: “rimuovo il negativo, che però da qualche parte rimane, e guardo in positivo. Ed allora riesco a anche a guardarti con affetto, anzi con amore, anzi con grande amore Poi, quando non sei normale, maturo, coscienzioso eccetera, eccetera tutto il negativo mi torna alla mente e diventa un problema”..

La rimozione cioè è temporanea. Rimuovo fin quando non mi fai incazzare la prossima volta. Nel caso vado a riprendermi il negativo di te che ho conservato lì nell’armadio a destra.

Ah! bene allora cerchiamo di non farti incazzare! Devo essere normale. Che cosa cavolo significa essere normale? Significa che i problemi non esistono, che indossi una maschera per comparire davanti agli altri, maschera chiaramente diversa secondo le occasioni, e fai finta che non sia successo nulla. Che tutto va bene Madama la Marchesa! Scusa ed i miei difetti? Mi aiuti a correggerli? A parte che dovresti farlo da solo, adesso sono molto impegnato, domani sono tutto il giorno in ufficio, dopodomani devo andare in ospedale, martedì mamma mi aspetta per fare delle commissioni. Non so proprio quando potremo risolvere il tuo (non è mai nostro) problema.

Tu intanto sii normale. Anche a vita se necessario. Qualche briciola di soddisfazione, se mi avanza però, può darsi che ti arrivi. Ed attento sai a non lamentarti. La rimozione è temporanea!  .

La maschera

Anticamente gli attori del teatro greco e romano usavano indossare una maschera durante le rappresentazioni teatrali. Se la commedia aveva uno trama tragica la maschera era piangente se ne aveva una comica era sorridente. Essi nascondevano il loro volto, non avevano mimica e trasmettevano le emozioni solo con le parole.

Oggi, con il progresso, le maschere sono cambiate. Non sono inespressive come quelle degli attori greci e latini, sono fatte di carne, di pelle e di ossa. Oggi esistono persone capaci d’indossare una maschera con la quale forniscono al mondo una visione diversa di loro e di quello che provano.

C’è la maschera per coppie felici.

È un ultimo modello ed è molto richiesto dal mercato. Sapete, ci possono essere molti motivi per utilizzare questa maschera: conservare la pace familiare a tutela dei figli, mostrarsi in pubblico felici per non distruggere la carriera professionale di uno dei due, non far dispiacere parenti ed amici, poter usufruire di quel poco di buono che ha l’altro per posizione o collocazione sociale.

C’è la maschera del bravo coniuge.

Molto utilizzata da chi tradisce il proprio partner avendo nel cuore un’altra persona, È un modello “vintage” era molto in voga all’inizio dell’utilizzo sulla Terra di questi meravigliosi strumenti sociali.

C’è la maschera del buon amante usata, al contrario, con una persona con la quale si fa sesso ma la si illude sul futuro. Molto utilizzata risulta anche la maschera del buon amico i cui utilizzi sono praticamente infiniti.

Utilizzabile ed utilizzata per accoltellare alle spalle un concorrente in qualche cosa, se il concorrente è un amico, assolve anche ad una funzione mimetica.

La maschera del buon amico è utilizzata moltissimo anche per rubare la donna ad un altro, non necessariamente amico, per trarre in inganno sulle intenzioni reali che si hanno e per tanti altri motivi. Di maschere ce ne sono una infinità. Di tutti i tipi e per ogni occasione.

Il problema che si pone, però è questo: le commedie greche e romane avevano un inizio ed una fine ed alla fine l’attore mostrava il suo viso. Queste maschere “di vita” che si indossano “a vita” consentiranno mai alle persone di mostrare il loro vero viso? Le loro vere emozioni? Oppure facciamo parte di una umanità che vive nell’ipocrisia più assoluta e becera?

Ognuno di noi vive vicino a qualcuno che non è quello che pensa o che non nutre i sentimenti che dice di nutrire o che non fa quello che ti aspetti debba fare.

Un mondo falso, un teatrino, dove la finzione si mescola alla realtà senza lasciarti mai capire chi hai veramente di fronte.

Guardando il soffitto che scorre

Era da tanto che non mi capitava: l’odore di disinfettante, le luci bianche, la cuffia in testa. Ed una sensazione su tutte le altre: guardare il soffitto che scorre mentre qualcuno ti spinge su di una barrella. Potrà sembrare una cosa stupida ma pensateci: quando mai il soffitto lo vedi scorrere se non sei in Ospedale o Clinica che sia?

Ed è una sensazione strana, direi cinematografica, come quando vedi i film nei quali al protagonista scorre la vita davanti agli occhi o quando ci sono quei flashback montati ad arte mentre nell’azione vedi qualcuno portato di corsa in sala operatoria coricato su di una barella.

La Sala Operatoria. Tutto sterile, tutto pulito, tutto perfetto. Passi mille porte prima di arrivarci, una volta ho visto passare un paziente per una sorta di passavivande: affinché l’immonda lettiga non avesse a transitare nella zona sterile, nel Sancta Sanctorum del nosocomio.

Dopo mille involontarie frequentazioni oggi arrivo e mi metto a scherzare con il chirurgo, l’infermiere, l’anestetista. I casi della vita mi hanno portato ad avere una particolare confidenza con il mondo medico, tutti coloro che oggi mi curano sono anche miei cari amici, ma le prime volte..,sei preoccupato, un po’ impaurito e quando arrivi in sala operatoria senti persone che scherzano, ridono e …lavorano. Non c’è niente di male, sia chiaro, ma tu arrivi con una tensione tale che ti chiedi perchè il mondo non è concentrato sulle mie sventure e non è coralmente preoccupato con me e per me che mi trovo qui? Un’allegra combriccola di amici.

Poi l’anestesia, il maledetto ago-cannula che ti infilano sulla mano o sul braccio che sembra ti infilino un tubo su per il braccio e non uno strumento per iniettare farmaci ed altre misture. E poi quel farmaco dal colore bianco che quando ti entra in corpo ti lascia giusto il tempo per dire: “ci vediamo dopo” prima di condurti all’incoscienza,

E quell’addormentarsi…una sensazione strana e affascinante nello stesso tempo, il torpore inizia dalla testa ed inizi a sentire i tuoi pensieri che si diluisconio in una indistinta incoscienza, la bocca si impasta e senti come un peso nella testa che non è doloroso nè fastidioso ma solo soavemente rilassante e che quando arriva agli occhi te li fa chiudere e passare all’incoscienza.

Il risveglio, almeno per me, è molto mutevole a volte mi sveglio in preda a crisi di panico, altre volte sereno come non mai. Ieri pomeriggio mi hanno detto che ho fatto il pazzo. Volevo strapparmi l’ago cannula, togliermi il catetere, scendere dal letto. Chissà in quei momenti cosa ti si agita nella testa, cosa succede, quali combinazioni chimiche avvengono che ti portano a svegliarti pazzo o sereno,

Sono a letto ma non riesco a dormire, tante cose me lo impediscono, guardo il soffitto e mi chiedo: “perché non scorri”? Perché nessuno mi sta portando in quel posto dove trovo sempre un dolce riposo?

Il destino

Prega perchè avvenga, sentiti più forte per superare i momenti difficii, confida in Dio, confida in te stesso, confida nel tempo che è cavaliere, confida in un qualche cosa insomma.

Quante volte ci siamo sentiti dire queste cose come rimedio dei problemi che vivevamo. Quante volte chi ci ha inflitto dolori indicibili si è rivolto a noi invitandoci a “farcene una ragione” ed a confidare in qualcuno o qualcosa.

Stiamo tutti a cercare la chiave che risolva tutti i problemi, stiamo tutti, da sempre, a cercare un rifugio per le nostre delusioni ma, principalmente, stiamo sempre a cercare di dimostrare a noi stessi che le realtà sgradevoli possono essere in qualche modo tramutate in opportunità o cose positive

Una persona viene licenziata? Non c’è problema, c´è chi prega Iddio per riavere il posto di lavoro e chi crede che può cambiare il suo destino rafforzando sè stesso. Alla fine, quasi sempre, nulla cambia, i miracoli, si sa, sono rari e la propria forza non può convincere quel datore di lavoro od un altro a darti un lavoro.

Nell’amore, nei sentimenti, è lo stesso: la persona che ami non ti ama più o non ti ha mai amato? Preghi, cerchi di cambiare il destino ma, alla fine, il più delle volte, se l’altro non condivide il tuo sentimento, non puoi farci nulla.

La vita è fatta di relazioni. La nostra esistenza è tutta una questione di relazioni. Non si è quasi mai da soli a poter determinare quello che si vuole e, se ti manca l’altro, cosa puoi fare? Nulla.

Non puoi cambiare circostanze oggettive, non puoi modificare proprio nulla.

Ma così non abbiamo speranze allora! Non è del tutto vero. Siamo fatti per sopravvivere, e le cose passano, ci vorrà una anno, ci vorrà una vita ma passano (a meno che non sei un folle e non commetti follie, ma credo di rivolgermi a persone con un super-io abbastanza forte) e così tutto si metabolizza ma, come le ferite, le cose si rimarginano lasciando delle cicatrici i cui cheloidi fanno male ed imbruttiscono e, nel tempo, la tua anima ferita ne ha talmente tante che non riesce più a muoversi senza dolore ed in questo processo cicatriziale sei solo a dovertela sbrigare. Anche qui nessuno ti aiuta.
E qui sta la verità di fondo. La vita è fatta di relazioni, è vero, ma si nasce soli, si soffe soli e si muore soli.

A questo problema non esiste soluzione. Dobbiamo avere solo la consapevolezza che è così: che siamo soli. E prepararci a vivere con un sottofondo di dolore latente ma immanente e ineliminabile.