I sentimenti

La vita è vita se ci sono dei sentimenti, l’uomo è tale se ha dei sentimenti, le macchine non hanno sentimenti, i robot “vivono” e lavorano senza provare sentimenti. Eppure la persone, specialmente oggi, vivono una non vita avulsa dai sentimenti. Li reprimono, se del caso, a volte ne hanno terrore, altre volte li mettono in un cantuccio, li ripongono, credendo siano un segno di debolezza. Non si ama più, si fa sesso ma non si ama, non si sente il bisogno irrefrenabile di dire: “ti voglio bene” ad una persona. “ma che sono queste smancerie!”, “e basta dai!”, “sei adolescenziale”. Così come si perde il gusto di vedere il mondo con gli occhi sorpresi di un bambino, alla stessa maniera si ritiene che l’età adulta debba essere priva di quest’orpello pesante ed inutile che sono i sentimenti. “Ho da pensare a ben altro io”, “mi sono rovinato/a la vita per starti vicino, adesso basta”, “il nostro stare insieme mi ha represso”, “per colpa tua non ho vissuto per tanti anni”, “voglio una nuova libertà”, E prendetevela questa libertà, vivete, pensate a quello che volete, non rovinatevi la vita. Si reprime l’amore così come si reprime l’odio o l’antipatia o la semplice voglia di non stare più insieme. Si reprimono i sentimenti e così si reprime la vita.

Nonostante ce la metta tutta non riesco a capire il perché. A volte è la carriera, a volte è il bisogno di far soldi, altre volte è la paura di quello che gli altri possono dire o pensare. Vedo molti uomini e donne di oggi. I trentenni, i ventenni. Alcuni sembrano imbalsamati, larve chiuse in bozzolo dal quale non vogliono uscire, prigionieri degli strumenti che dovrebbero facilitargli la vita, si dibattono in un loro microcosmo senza passioni e senza anima. Vedo molti adulti, sopraffatti dalle delusioni chiudono il loro cuore invece di tenerlo disperatamente aperto. Preferiscono la sfiducia alla ricerca della gioia, non sanno capitalizzare le esperienze passate per i loro aspetti migliori ma scaricano antichi rancori su chi hanno più vicino. Il tutto per crearsi una corazza per non sentire ancora male che però, alla fine, serve solo per conservare un corpo senza anima.

Invece di lasciarsi andare, invece di lasciarsi carezzare il cuore e l’anima dalla brezza dei sentimenti.

Mai abbandonarsi è l’imperativo categorico. Non devo, non voglio correre rischi. Non ci si rende conto che così facendo si crea un gorgo che ingoia il futuro ed il passato migliore. Quello che si faceva a vent’anni non si fa più. Perché sono diventata/o grande. Quello che piaceva all’inizio non piace più. Perché con il tempo i gusti mutano.

La vita a me sembra degna di essere vissuta solo se provo un tonfo al cuore pensando ad una persona, solo se mi emoziono pensando al ritorno a casa, solo se sento un trasporto invincibile.

Mi sembra tale solo se la riempio di sentimenti.

Il totem

Il totem ovvero, secondo Wikipedia: “una entità naturale o soprannaturale che ha un significato simbolico particolare per una singola persona o clan o tribù”. Ovvero ancora, a giudizio di chi scrive, quando l’idea di una cosa prende il sopravvento sul buon senso e la “temperanza” di platonica memoria cede il passo alla intemperanza dei nostri tempi, quando l’idea diventa ideologia e l’opinione dogma.E così si rifiuta la discussione, si diventa ciechi e si perdono le cose più importanti di cui siamo in possesso per poter crescere ed arricchire la nostra conoscenza: il dubbio, la curiosità e la consapevolezza dell’enorme ignoranza tipica dell’essere umano. Si perde cioè quella molla rappresentata da quel meraviglioso pensiero Socratico che recita: “io so solo una cosa: so di nulla sapere”. Quando si ha un totem, il tutto è nel totem, non hai bisogno di nient’altro se non del tuo totem. Il totem non si discute, non si migliora, al limite si abbellisce affinché il proprio totem sia più bello di quello degli altri ma rimane totalizzante, nel totem c’è tutta la conoscenza di cui si ha bisogno e guai metterlo in discussione.

La religione può essere un totem, la politica può essere un totem, tutto ciò che non ammette discussioni è un totem. L’etica è un totem e le dittature, infatti, rappresentano lo Stato etico per eccellenza dove il comportamento è uniformato, dove non si discute dove il dittatore è egli stesso il totem.

I signori del “no” con i loro Comitati trattano le loro idee come dei totem, i rivoluzionari sono adoratori di totem, i violenti che impongono le loro idee agitano i loro totem come clave per uccidere e distruggere.

Ci sono poi i totem per tutti i giorni, piccoli totem tascabili, convinzioni radicate ed inossidabili e tutti noi abbiamo un totem nascosto nell’animo. Mia madre ha Napoli: lei non vede difetti e non accetta paragoni, una mia amica ha la sua casa: per lei è una conquista e non si può mettere in discussione sarà bella in eterno anche se completamente sfasciata, un mio amico ha la sua squadra di calcio: è sempre la migliore anche se perde tre partite di fila.

Liberiamoci dei nostri totem, accettiamo la discussione, mettiamoci in gioco ed in discussione ogni giorno, facciamoci rodere dal dubbio, cerchiamo la conoscenza.

Il totem è prigione, il totem non è libertà il totem era tipico delle società primitive e ci si rifugiava quando non si riusciva a comprendere i fenomeni dell’universo.

Noi non ne abbiamo bisogno, esseri umani del terzo millennio dobbiamo essere bambini nella ricerca della conoscenza e saggi anziani nell’affrontare le discussioni, capaci di accettare gli insegnamenti di chi sembra meno “in gamba” di noi e di ascoltare anche chi non la pensa come noi.

Usciamo dal tronco d’albero cavo trasformato in totem e lasciamoci carezzare il viso dal vento della conoscenza e trasportare dall’uragano delle emozioni che la conoscenza ci trasmette.