Tristezza.

Sei a casa, da solo. Lo stomaco ha degli spasmi, non hai fame. Non riesci ad ingoiare, la gola si blocca anch’essa in uno spasmo. Bevi, alcool naturalmente. Sbagli la dose da bere e ti prende un singhiozzo, violento, che si calma solo con una lunga apnea. Fumi, una, due, tre e quattro sigarette e ti fermi solo perché tu stesso ti accorgi di aver appestato l’aria. Non hai voglia di far nulla, pensi e quello che desideri e scopri che vorresti solo dormire, vorresti sparire, vorresti togliere il disturbo creato dalla tua esistenza. Poi ti vien voglia di urlare, forte, vuoi sfogare non la rabbia ma un sentimento indicibile, indescrivibile e insopprimibile. Vorresti piangere, ma non ce la fai. Pensi: “adesso mi sforzo e piango così mi sfogo e finisce” ed invece non riesci e gli spasmi dello stomaco aumentano. Vorresti parlare ma non c’è nessuno con cui farlo, neanche riesci ad uscire e poi per andare dove? Cominci a dire basta, inspiri forte e tenti di vedere la televisione, ma dopo cinque minuti ti alzi e cammini in casa. Vai in tutte le stanze, ti fermi nella tua, cerchi un segno, un simbolo che ti dia tranquillità, ma non trovi nulla. Tenti di leggere un libro, ma dopo due righe ti stanchi. Inspiri più forte e più forti gli spasmi ti tagliano il respiro. Scrivi una mail, cerchi risposte, cerchi un salvagente e nervosamente speri che qualcuno ti risponda nella notte. Ma nessuno si fa sentire. Ti chiedono una cosa su Facebook e ti rianimi, ma nessuno ti può aiutare, la discussione muore subito e neanche tu hai voglia di continuare. Stai soffrendo, in una maniera sorda ed indescrivibile, e non sai come fermare il dolore. Inizi a scrivere, gli spasmi si calmano, forse è la soluzione, ma non tutto sparisce e sei cosciente che appena smetti riprenderà. Non una, ma mille domande, si affollano nella tua mente ma a nessuna sai rispondere, e la rabbia aumenta. E sempre, in sottofondo, la voglia di sparire, la voglia di pace, la voglia di non soffrire più. Domani devi lavorare, ma non riesci a dormire. Sospendi la scrittura, ti avvicini al letto ma gli spasmi ritornano, ti rialzi. Velocemente scorri mentalmente la tua rubrica mentale, cerchi se qualcuno magari è ancora sveglio ma ti accorgi di essere sempre solo. Sei come in mezzo all’oceano ma non puoi affogare se non nei tuoi pensieri più brutti. Cosa fare? Fai l’elenco delle tue sensazioni, vuoi condividere, ma non ci riesci. Pensi. Vorresti fare qualcosa, avere una bacchetta magica, ma non hai nulla. sei sempre più solo. Inconsciamente preghi, cerchi rifugio in Dio, ma neanche le sua infinite braccia riescono ad accogliere il tuo dolore. Ti domandi il domani come sarà e ti rendi conto che non sarà mai come è stato il passato e gli spasmi aumentano. E’ l’una e trentasei del quindici gennaio e questo stato continua da più di 24 ore. Sono depresso? Ma no, chissà, forse è solo tristezza.

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