La banalità del bello.

Cosa è bello? Può essere bello un panorama? Può essere bello un albero? Può essere bella una strada? E se una cosa è bella può valere la pena traversare il mondo per vederla? No, se affronti il lungo viaggio pensando che un albero sia solo un albero, che un panorama sia solo un panorama e che una strada sia solo una strada.
Cos’è il bello in fin dei conti? Perché una cosa è bella? E perché una cosa può essere più bella di un altra? Quando da bambino e da cinquantenne mi fermavo imbabolato davanti alla maestosa bellezza del Golfo di Napoli non amavo fare paragoni, quando quarantenne ammirai da un elicottero la cima del Monte Bernina non mi chiesi se fosse più bello del Golfo della mia città. Dissi è bello. Punto.
Ogni cosa, ogni persona, ha del bello in sé. Perché il bello non è fuori di noi, non è un valore assoluto.
La vita, nella sua interezza, è una scoperta continua, non bisogna mai perdere la capacità di sorprendersi, di scoprire, di rimanere a bocca aperta davanti ad una cosa. Un sorriso di una persona sdentata, in un momento di tristezza, può essere la via d’uscita da quel momento, un bimbo che gioca può indurre allegria, una donna che ti guarda rapita mentre la baci e tu che la fissi con la medesima intensità, può donare un momento di onnipotenza e tutte queste cose possono essere belle.
Ed è questo il punto: il bello è dentro di noi, possiamo apprezzare il bello solo se dentro di noi siamo bambini, solo se dentro di noi siamo sempre capaci di stupirci.
Tutto può essere banale e tutto può essere bello. La banalità nasce dalla sterilità, dalla incapacità di vedere, dalla incapacità di apprezzare.
Può essere banale l’Everest od il Colosseo se non vediamo queste cose con l’animo pronto a stupirci, a pensare in un nano secondo, nello stesso momento in cui lo guardi, cosa ci fu dietro quella meraviglia della natura o quella costruzione dell’uomo a pensare alle zolle terrestri che si scontrano creando le montagne o pensando all’enormità di un lavoro in un tempo dove non esistevano le gru ed il cemento armato.
Bisogna amare per capire il bello, devi amare la vita, devi amare le altre persone, devi amare il mondo per poter essere pronto ad accumulare le tue esperienze con la stessa purezza di un bimbo. Perché solo un bimbo ama senza riserve.
Ed allora, tu che mi leggi, cerca di non pensare che è tutto normale ma cerca di pensare che tutto quello che vedi è una ennesima meraviglia che ti dona la vita.
Vedrai che la vita avrà altri colori, altri odori altre sensazioni e ti sentirai felice. E se sarai felice sarà perché ti sentirai circondato di bello.

Tristezza.

Sei a casa, da solo. Lo stomaco ha degli spasmi, non hai fame. Non riesci ad ingoiare, la gola si blocca anch’essa in uno spasmo. Bevi, alcool naturalmente. Sbagli la dose da bere e ti prende un singhiozzo, violento, che si calma solo con una lunga apnea. Fumi, una, due, tre e quattro sigarette e ti fermi solo perché tu stesso ti accorgi di aver appestato l’aria. Non hai voglia di far nulla, pensi e quello che desideri e scopri che vorresti solo dormire, vorresti sparire, vorresti togliere il disturbo creato dalla tua esistenza. Poi ti vien voglia di urlare, forte, vuoi sfogare non la rabbia ma un sentimento indicibile, indescrivibile e insopprimibile. Vorresti piangere, ma non ce la fai. Pensi: “adesso mi sforzo e piango così mi sfogo e finisce” ed invece non riesci e gli spasmi dello stomaco aumentano. Vorresti parlare ma non c’è nessuno con cui farlo, neanche riesci ad uscire e poi per andare dove? Cominci a dire basta, inspiri forte e tenti di vedere la televisione, ma dopo cinque minuti ti alzi e cammini in casa. Vai in tutte le stanze, ti fermi nella tua, cerchi un segno, un simbolo che ti dia tranquillità, ma non trovi nulla. Tenti di leggere un libro, ma dopo due righe ti stanchi. Inspiri più forte e più forti gli spasmi ti tagliano il respiro. Scrivi una mail, cerchi risposte, cerchi un salvagente e nervosamente speri che qualcuno ti risponda nella notte. Ma nessuno si fa sentire. Ti chiedono una cosa su Facebook e ti rianimi, ma nessuno ti può aiutare, la discussione muore subito e neanche tu hai voglia di continuare. Stai soffrendo, in una maniera sorda ed indescrivibile, e non sai come fermare il dolore. Inizi a scrivere, gli spasmi si calmano, forse è la soluzione, ma non tutto sparisce e sei cosciente che appena smetti riprenderà. Non una, ma mille domande, si affollano nella tua mente ma a nessuna sai rispondere, e la rabbia aumenta. E sempre, in sottofondo, la voglia di sparire, la voglia di pace, la voglia di non soffrire più. Domani devi lavorare, ma non riesci a dormire. Sospendi la scrittura, ti avvicini al letto ma gli spasmi ritornano, ti rialzi. Velocemente scorri mentalmente la tua rubrica mentale, cerchi se qualcuno magari è ancora sveglio ma ti accorgi di essere sempre solo. Sei come in mezzo all’oceano ma non puoi affogare se non nei tuoi pensieri più brutti. Cosa fare? Fai l’elenco delle tue sensazioni, vuoi condividere, ma non ci riesci. Pensi. Vorresti fare qualcosa, avere una bacchetta magica, ma non hai nulla. sei sempre più solo. Inconsciamente preghi, cerchi rifugio in Dio, ma neanche le sua infinite braccia riescono ad accogliere il tuo dolore. Ti domandi il domani come sarà e ti rendi conto che non sarà mai come è stato il passato e gli spasmi aumentano. E’ l’una e trentasei del quindici gennaio e questo stato continua da più di 24 ore. Sono depresso? Ma no, chissà, forse è solo tristezza.